un impiegato sui 45 anni, da più di 20 anni fa quel lavoro. lo sa fare, e lo fa bene. meno assenze possibili, ma ogni tanto un giorno di mutua, per ricaricarsi.
seduto dietro ad una scrivania per 4 ore, pausa pranzo, 4 ore, pausa, straordinario qualche volta, casa, tv. a volte partita/birra/cena con gli amici, dormire, mangiare. pisciare, cagare. ogni tot scopare con una o due belle donne. scapolo per scelta, non per paura o delusione.
lavoro stabile, a tempo indeterminato, soldi, qualche capello bianco, prime rughe.
bei vestiti, bella auto, appartamento discreto, ben arredato e personale in bella zona vicino al centro città.
tipico uomo con carriera discreta, di buona cultura e aspetto non criticabile.
un po' annoiato dalla quotidianità.
esce dal lavoro, va dal barbiere, mentre attende il turno sfoglia una rivista e legge un articolo sul boungee jumping. lo trova interessante.
taglio capelli, barba. specchio: "ok, sto bene". pagamento, saluti, casa.
una settimana dopo.
domenica.
alto ponte su un fiume.
aspetta il suo turno, sì, si è deciso a fare il salto. con la corda, ovviamente.
"ma sì, 90 euro che saranno mai, lo faccio." si è detto qualche notte prima, prima di addormentarsi.
adrenalina, come cocaina. non vede l'ora di buttarsi.
il suo turno.
pronto per l'imbracatura.
fatto.
sale sulla pedana di lancio.
mille emozioni, un po' si chiede perché lo stia facendo, ma troppa carica, non vede l'ora. inspira, espira, inspira, espira, inspira, espira.
il sole è alto e l'acqua del fiume lo riflette scomponendolo in mille parti, creando un sole liquido con sfumature oro paglierino, blu cobalto, verde smeraldo.
inspira, espira.
il vento gli accarezza il volto, un brivido gli percorre la spina dorsale, sente ogni pelo del corpo rizzarsi come in una ola nella curva dello stadio. partendo dall'attaccatura dei capelli sulla nuca e scendendo fin giù alle caviglie.
inspira, espira.
le mani si scaldano e dal pugno si allargano le dita, come nelle immagini dei fiori che sbocciano ad alta velocità nei documentari national geographic.
inspira, espira.
alza la testa verso il sole, con gli occhi chiusi, quasi ad immaginare un grosso paio di ali che gli escono dalla schiena. un moderno icaro, lui, che per volare preferisce fidarsi di una corda invece che di un paio di ali di cera, meno romantico, sì, ma più previdente.
inspira, espira.
il sole gli arrossa la fronte, già arrossata dalla lunga attesa sul ponte. ma è come se questo breve istante durasse da un'eternità, come se ora fosse a contatto con la superficie infuocata di quella enorme stella, come se avesse intrapreso un viaggio interstellare e fosse arrivato fin lassù.
inspira, espira.
è il momento.
guarda in basso, senso di vertigine.
vertigine da onnipotenza, posso fare tutto.
inspira, espira.
guarda su.
inspira.
SALTA!
espira.
urla.
posso fare tutto, no, ho paura.
urla.
sangue alla testa, i muscoli tesi si distendono, senso di calore diffuso, come infuocato dal sole riflesso dall'acqua.
urla.
ride.
rimbalza.
senso di libertà.
soddisfazione.
lunedì mattina, ufficio, davanti alle macchinette del caffè con i colleghi.
racconto dell'esperienza, domande curiose, risposte brillanti.
consiglia a tutti di provare l'esperienza, perché "ti fa sentire davvero libero, senti che puoi fare qualsiasi cosa, non hai limiti, stai volando! ho provato tutte le emozioni che non ho provato in questi vent'anni dietro alla scrivania! ah ah ah!"
un collega: "fantastico, lo proporrò a mia moglie! oh cazzo... ma sono le otto meno cinque, dobbiamo andare, buon lavoro."
"buon lavoro."